E’ la stangata su benzina e diesel la novità principale che emerge dalla versione definitiva del decreto «Salva Italia», varato dal governo Monti. La Confartigianato spezzina lancia l’allarme: «Questi aumenti – spiega il responsabile sindacale di Confartigianato, Nicola Carozza – mettono in ginocchio molte categorie che usano necessariamente il carburante per il loro lavoro quotidiano. Parliamo di autotrasportatori, taxisti, noleggi, pescherecci, trasporti marittimo e agenti di commercio». A questi andrebbero poi aggiunte tutte le categorie produttive che utilizzano camion e automezzi nell’edilizia e nell’impiantistica. «La stangata è arrivata mercoledì – dichiara il Presidente dei Taxisti Confartigianato, Giuliano Bizzarri - alla vigilia del ponte dell’Immacolata con il rialzo su benzina e diesel alle pompe di benzina. Le nuove accise sui carburanti sono scattate al momento dell’entrata in vigore del decreto legge». In particolare, l’accisa sulla benzina aumenta a 704,20 euro per mille litri, quella sul gasolio auto a 593,20 euro, quella sul Gpl auto a 267,77 euro per mille chili (pari a 147,27 euro per mille litri) e quella sul metano auto a 0,00331 euro per metro cubo. Quanto all’effetto sui prezzi (per calcolare il quale bisogna aggiungere all’accisa l’Iva del 21%) per la benzina parliamo di 9,9 centesimi al litro, per il gasolio di 13,6 centesimi al litro, per il Gpl di 2,6 centesimi al litro. La manovra economica prevede inoltre – spiega la nota dell’Associazione - dal 1 gennaio 2013 un ulteriore balzello solo su benzina e gasolio auto di 0,5 euro per mille litri. La Confartigianato spezzina ha già scritto una lettera al Presidente Monti per chiedere che tra gli emendamenti alla manovra vengano considerate detrazioni per queste categorie economiche perché il continuo aumento delle accise sui carburanti sta “uccidendo” l’autotrasporto di merci e le categorie che operano con autoveicoli e le imbarcazioni. «L’aumento delle accise - spiega il presidente di Confartigianato Trasporti, Vincenzo Burroni - produce il duplice effetto di compromettere la già precaria situazione finanziaria delle aziende e di aumentare i costi di esercizio che le imprese non riusciranno a ribaltare sul mercato; il cartello dell’industria assicurativa che impone prezzi triplicati rispetto all’anno precedente agli autotrasportatori e sul quale non è stata presa alcuna iniziativa; la inopportuna e sbagliata posizione dell’antitrust che mira all’abolizione dei costi per la sicurezza; l’aumento delle giornate di divieto di circolazione per i mezzi pesanti; nessuno può ragionevolmente pensare che l’autotrasporto italiano sia in condizione di sostenere il peso di una situazione così drammatica». «Anche le aziende che usano carburante per i trasporti marittimi sono molto preoccupati – aggiunge Franco Moretti della Navigazione Golfo dei Poeti 5 Terre – nel trasporto passeggeri questi continui aumenti incidono notevolmente sui nostri costi, soprattutto nei pacchetti turisti già prenotati per la stagione». Anche nella pesca il problema è gravissimo. L’aumento incontrollato del costo del gasolio ha elevato l’incidenza al 40%, l’aumento dei costi di produzione, alla luce della ricerca del pesce che spesso porta le imbarcazioni verso Genova, molto lontane dalle aree protette, ha fatto sì che la partecipazione degli equipaggi alla ripartizione del monte netto ricavo prodotto dalla pesca sia notevolmente diminuita e pertanto il compenso all’equipaggio non è più remunerativo.Alla luce di ciò, l’autotrasporto, le ditte del trasporto marittimo e della pesca, spiega la nota sindacale di Confartigianato sono pronte a fare la loro parte di sacrifici per il Paese ma è necessario che il Governo convochi le Associazioni in tempi strettissimi per discutere e trovare le migliori soluzioni nell’interesse generale e del settore dei trasporti. In assenza di un incontro tempestivo la Confartigianato chiederà a Rete Imprese Italia di intraprendere congiuntamente un eventuale fermo del settore data la gravità in cui versa l’intero comparto. Alla Spezia oltre 900 imprese tra autotrasporto, taxi, noleggi, pescherecci, trasporti marittimi, agenti di commercio rischiano di chiudere in blocco o di soccombere per la carenza di lavoro e per i costi in continua crescita, che non permettono alle aziende di stare sul mercato e di poter erogare i servizi in queste condizioni.



