In questo periodo in cui si succedono diverse notizie in merito alla diffusione del virus Ebola, si evidenzia il fatto che tutte le imprese che hanno lavoratori che per varie ragioni organizzative e in forza di diverse tipologie contrattuali vengono destinati, con frequenza e durata diverse, in un Paese fuori dai confini nazionali, hanno l'obbligo di effettuare una valutazione dei rischi specifica. Nei contesti di lavoro fuori dal territorio nazionale, i fattori di rischio per la popolazione generale (rischio biologico, microclima per fare un esempio) assumono infatti per i lavoratori in trasferta un significato di rischio occupazionale specifico o quantomeno di rischio generico aggravato.
Nella valutazione si dovranno includere quindi molteplici aspetti come ad esempio:
- il rischio per la salute e sicurezza derivante dalle specifiche attività connesse con la mansione;
- il rischio sanitario connesso con le condizioni igienico-sanitarie del paese (le condizioni climatiche, il rischio biologico e chimico di popolazione);
- il grado di efficienza e disponibilità del servizio sanitario locale;
- il rischio derivante dal contesto sociopolitico locale;
- il tipo di attività e/o di progetto industriale in tutte le sue fasi anche preparatorie, risorse e impianti coinvolti, riferimenti temporali, localizzazione geografica, dettagli sulla popolazione aziendale coinvolta, compresi eventuali familiari;
- il rischio logistico (voli aerei, mezzi su terra per il trasposto, ecc.) con inclusa l'analisi delle principali infrastrutture del Paese, con riferimento particolare all’accesso/uscita al/dal paese e all’accesso/uscita ai diversi siti lavorativi.
- il rischio biologico di popolazione generale locale con l'individuazione degli agenti microbici ambientali, zoonotici o a trasmissione inter-umana (ad esempio rischio malarico, patologie a trasmissione oro-fecale, Febbre Gialla, Febbre Dengue, Zika Virus, Chikungunya, Ebola, ecc.);
- il contesto socioculturale, conflitti bellici;
- analisi della legislazione locale che impatta sulla gestione della salute (ad esempio titolazione anti-HIV, marcatori Epatite A e B, ricerca parassiti e loro uova nelle feci, RX torace, ecc). ;
- caratteristiche geografiche del Paese, con particolare riferimento a quelle caratteristiche soprattutto di natura orografica che possono avere un impatto potenziale sulla salute dei lavoratori o sulle possibilità di evacuazione del personale presente in caso di terremoti, disordini politici e/o sociali, conflitti, ecc.;
- lingue ufficiali parlate ed eventuali altre lingue maggiormente diffuse;
- stili di vita, abitudini alimentari, usanze sociali dettate da contesti politici e/o religiosi
- snalisi dei dati e delle informazioni utili a descrivere il contesto climatico del Paese, anche in relazione ad eventuali patologie croniche del lavoratore (ad esempio, per un lavoratore affetto da Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva lavorare ad altitudini considerevoli può rappresentare un serio rischio per la sua salute; un cardiopatico non dovrà essere esposto a condizioni climatiche di estremo caldo o freddo, ecc.);
- differenze di genere e gravidanza.
Le misure preventive da adottare per il rischio infettivo per il lavoratore all’estero si distinguono in: profilassi specifica (vaccinazioni e chemioprofilassi) e misure aspecifiche di protezione.
La strategia vaccinale si basa sul completamento di cicli vaccinali personalizzati in base al Paese di destinazione, allo stato di salute e all’età del lavoratore, alla stagione del viaggio. Per i lavoratori all’estero sono previste vaccinazioni obbligatorie in rapporto al Paese di destinazione (es. anti-febbre gialla e anti-meningococcica in determinati periodi dell’anno) e altre raccomandate in rapporto alle aree geografiche epidemiche o endemiche per specifiche patologie infettive anche rare (epatite A e B, febbre tifoide, encefalite giapponese, meningite, encefalite da zecche); allo stato di salute e all’età del lavoratore (anti-influenzale, anti-pneumococcica); alla stagione in cui si effettua il viaggio (anti-influenzale per destinazioni dell’emisfero sud).
Per alcune malattie infettive, in particolare la malaria, deve essere effettuata la chemioprofilassi.
Le misure di protezione aspecifica sono necessarie per ridurre il rischio di patologie per le quali non esistono vaccini o profilassi farmacologiche specifiche (es. malattia di Lyme, leishmaniosi, encefaliti virali, zika, chikungunya, ecc.) sia per rafforzare l’effetto di una chemioprofilassi.
In allegato il documento, destinato ai medici competenti ma di grande utilità anche per i datori di lavoro, della Società Italiana di Medicina del Lavoro, per la gestione del lavoratore all'estero.
Informazioni
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Ebola, lavoratori all'estero e valutazione del rischio
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03/06/2026
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