Sono 1,4 mln i giovani inattivi: servono più orientamento a mercato, valorizzazione apprendistato, coinvolgimento imprese

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30/12/2025

"In Italia sono 1,4 milioni i giovani inattivi tra i 25 e i 34 anni, il 23,4% della popolazione contro il 13,9% della media UE, e oltre uno su quattro è laureato: numeri che dimostrano quanto sia urgente rafforzare il legame tra formazione e lavoro e coinvolgere pienamente le imprese nell’azione di contrasto all’inattività giovanile": lo ha sottolineato Giuseppe Menchelli, direttore di Confartigianato La Spezia commentando la recente audizione di Confartigianato davanti alle Commissioni riunite Cultura e Lavoro della Camera, nell’ambito dell’esame della proposta di legge che istituisce la Giornata nazionale per il contrasto dell’inattività giovanile.

Confartigianato ha espresso ai parlamentari locali apprezzamento per la proposta di legge, considerandola un tassello utile, ma ha sostenuto la necessità di un quadro stabile e condiviso di politiche formative e occupazionali. La priorità non è soltanto creare nuove opportunità, ma far sì che i giovani possano intercettare e valorizzare quelle già disponibili, oggi spesso ignorate o non accessibili a causa del mismatch tra competenze richieste e competenze acquisite.

"Nonostante un miglioramento complessivo del mercato del lavoro spiega Menchelli - con una crescita del 7,9% dell’occupazione giovanile tra il 2021 e il 2025 e una riduzione dei Neet al 12,4% nel secondo trimestre 2025, l’Italia resta tra i Paesi europei con la più alta incidenza di inattività giovanile. Un segnale che richiede una risposta sistemica e non episodica. La strategia indicata da Confartigianato si fonda innanzitutto su un investimento deciso nelle competenze: occorre rafforzare l’orientamento lungo tutto il percorso scolastico, valorizzare i canali tecnici e professionali, le scuole professionali, i Cpia, gli enti di formazione come Formipresa, rilanciare l’alternanza scuola-lavoro e soprattutto potenziare l’apprendistato, considerato il più efficace strumento di ingresso qualificato nel mercato del lavoro. La pmi rappresenta già una realtà virtuosa, con una quota di apprendisti pari al 10,9% delle assunzioni, quasi il doppio della media nazionale. Da qui la richiesta di ripristinare la decontribuzione totale per i primi tre anni di apprendistato nelle imprese artigiane e nelle aziende fino a nove dipendenti, oltre a introdurre incentivi stabili per il tutoraggio svolto prevalentemente dai titolari delle microimprese".0

Confartigianato punta su tre direttrici che dovrebbero diventare pilastri dell’intervento normativo. 1) Istituzione di un tavolo ministeriale permanente che coinvolga le Parti Sociali, con il compito di monitorare in modo continuativo l’inattività giovanile e individuare soluzioni condivise anche sul fronte del mismatch di competenze; 2) Diffondere tra le giovani generazioni la conoscenza delle opportunità della piccola impresa, una realtà capace di offrire autonomia, creatività e percorsi professionali concreti, in linea con le aspettative dei nuovi lavoratori; 3) Necessità di creare lavoro di qualità, facendo comprendere ai giovani che nella piccola impresa, esistono possibilità reali per sviluppare talento, costruire progetti di vita e accedere a un sistema di tutele che la contrattazione collettiva garantisce attraverso ammortizzatori sociali, welfare integrativo, formazione continua e sicurezza sul lavoro.

"Contrastare l’inattività giovanile — ha concluso Menchelli — significa costruire un modello di sviluppo fondato sul dialogo tra scuola e impresa, su politiche attive efficaci e sulla valorizzazione del talento dei giovani. La piccola impresa è pronta a fare la sua parte, ma è necessario che la sua voce sia pienamente riconosciuta nella definizione delle politiche che riguarderanno il futuro del Paese".

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