Imprese sempre più a rischio di cyberattacchi. I reati informatici denunciati dalle aziende sono aumentati del 45,5% tra il 2019 e il 2023, a fronte della crescita del 10% di tutti gli illeciti a danno dell’attività d’impresa. A lanciare l’allarme è Confartigianato che ha rilevato il trend di truffe, frodi e aggressioni on line subite dagli imprenditori: phishing (web, mail), vishing (via telefonata vocale), smishing (via sms). In Liguria sono circa 315.000 i cittadini che hanno subito almeno una truffa sul web, e addirittura un giovane su 3 è caduto almeno una volta nelle trappole dello shopping online. In generale, i reati informatici rappresentano il 35,5% dei delitti contro le aziende e il 15,8% delle imprese, a fronte del 21,5% della media Ue, ha registrato almeno un incidente informatico con conseguenze come l’indisponibilità dei servizi ICT, la distruzione o la divulgazione di dati. Le imprese sembrano essere consapevoli della necessità di proteggere il patrimonio dei propri dati ma sulle modalità siamo ancora indietro. Confartigianato evidenzia, infatti, che l’83,1% attribuisce un’alta importanza alla cybersicurezza, una percentuale che supera la media dell’Unione Europea (71,1%) e che ci colloca al secondo posto dopo l’Irlanda. Nel 2024, il 42,6% delle aziende ha investito in sicurezza informatica, anche adottando strumenti di intelligenza artificiale. Nonostante questo, soltanto il 32,2% degli imprenditori adotta misure di sicurezza, un dato inferiore al 38,5% della media UE. Ad ostacolare l’impegno per difendersi dalle minacce informatiche è la carenza di competenze adeguate sul mercato del lavoro. Il 22,8% delle imprese italiane segnala difficoltà a reperire personale specializzato in sicurezza informatica, contro il 12% della media europea. In particolare, le imprese faticano ad assumere i progettisti e amministratori di sistemi che comprendono i cyber security expert.
Il Presidente di Confartigianato Paolo Figoli sottolinea: “Dalle multinazionali alle piccole imprese gli hacker non risparmiano nessuno: servono norme in materia di sicurezza digitale efficaci e facilmente applicabili da tutte le dimensioni d’impresa e incentivi per sostenere gli investimenti a tutela dei dati aziendali. La digitalizzazione – sottolinea – se non adeguatamente protetta, espone le aziende a rischi sempre maggiori: furti di indirizzi, database, elenchi clienti e fornitori, dati bancari, informazioni sottoposte a privacy, ecc. Sono necessari conoscenze, strumenti pratici e risorse per difendersi. Ma soprattutto, occorre considerare la cybersicurezza un pilastro fondamentale dell’innovazione e della crescita economica”.
"Il primo strumento di tutela dalle truffe online (e da quelle “classiche”) è la conoscenza e la formazion digitale, il secondo è quello di dotarsi di sistemi di sicurezza informatica – spiegano Andrea Moscatelli, Ad 3DCYBER e Matteo Menozzi, Ad Spazio Base, che hanno effettuato corsi di formazione sui temi tecnologici per Confartigianato - una basilare alfabetizzazione digitale permette di comprendere meglio le minacce che arrivano tramite e-mail, imparando a guardare oltre il semplice logo istituzionale contraffatto e a verificare gli elementi nascosti di un messaggio. Solo così si passa dall’essere semplici fruitori passivi a utilizzatori consapevoli dello strumento informatico. Gli imprenditori devono poi attenzionare il phishing, nato proprio come strumento di reperimento di credenziali bancarie o di carte di credito attraverso e-mail con i loghi istituzionali contraffatti di una banca o un ente, in cui si invita il destinatario a fornire dati riservati (numero di carta di credito, password di home banking, ecc.), motivando la richiesta con ragioni tecniche. Si è poi passati al vishing cioè la richiesta di dati bancari o credenziali di carte di credito che arriva con chiamate da call center che fingono spesso di tutelare la vittima da tentativi di frode. Inoltre oltre alle truffe citate, si sommano anche quelle più sofisticate, alimentate dall’intelligenza artificiale, che analizzano i social, clonano i contatti lavorativi e simulano comunicazioni attendibili, inducendo le vittime a credere di dialogare con persone conosciute con le quali si intrattengono già rapporti commerciali. Questo è un ulteriore motivo per considerare la formazione un vero e proprio antivirus, senza il quale nessun sistema tecnico può garantire protezione totale"



