Artigianato in crisi nera: in dieci anni, a livello nazionale,  persi oltre 320 mila piccoli imprenditori

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19/08/2025

Negli ultimi 10 anni il numero degli artigiani presenti nel nostro Paese ha subito un crollo verticale di quasi 400mila unità. Il direttore di Confartigianato, Giuseppe Menchelli lancia l'allarme commentando i dati della Cgia: “Se nel 2014 ne contavamo 1,77 milioni, l’anno scorso la platea è scesa a 1,37 milioni (-22 per cento). Pertanto, possiamo affermare con grande preoccupazione che in due lustri quasi un artigiano su quattro ha gettato la spugna. Anche nell’ultimo anno la contrazione è stata importante: tra il 2024 e il 2023 il numero è sceso di 72mila unità (-5 per cento).  La riduzione ha interessato tutte le regioni d’Italia, nessuna esclusa".  

A rischio le piccole riparazioni/manutenzioni

Già oggi quando si rompe una tapparella, il rubinetto del bagno perde acqua o dobbiamo sostituire l’antenna della Tv trovare un professionista del settore è difficilissimo, figuriamoci fra qualche anno. A seguito del progressivo invecchiamento della popolazione delle micro imprese e la corrispondente riduzione dei giovani che si avvicinano a questi mestieri, anche a seguito del calo demografico, è molto probabile che entro un decennio reperire sul mercato un edile, un idraulico, un fabbro, un elettricista o un serramentista in grado di eseguire un intervento di riparazione/manutenzione sarà molto complicato. L'artigianato, attività ad alta intensità manuale, ha pagato anche decenni di svalutazione culturale e questo processo ha allontanato molti ragazzi dalle attività manuali. Anche l’orientamento scolastico deve evolversi e non rimanere ancorato a logiche gentiliane, liceo se sei bravo o scuola tecnica o professionale se fai fatica a studiare; creando, di fatto, studenti di serie a, di serie b e, in molti casi, anche di serie c.

Le cause della chiusura delle attività

Tra le cause, l’invecchiamento progressivo della popolazione artigiana, provocato in particolar modo anche da un insufficiente ricambio generazionale, la feroce concorrenza esercitata nei decenni scorsi dalla grande distribuzione e in questi ultimi anni in particolare dal commercio elettronico, il peso della burocrazia, il boom del costo degli affitti e delle tasse nazionali/locali hanno costretto molti artigiani ad alzare bandiera bianca e infatti, la calzatura, il vestito o il mobile fatto su misura sono ormai un vecchio ricordo dei nostri genitori.

Rimettere al centro l’istruzione professionale

Negli ultimi 45 anni c’è stata una svalutazione culturale spaventosa del lavoro manuale. Purtroppo l’artigianato è stato “dipinto” come un mondo residuale, destinato al declino e per riguadagnare il ruolo che gli compete - e che ha fatto grande l'Italia dal Rinascimento al Boom economico - oggi ha bisogno di robusti investimenti nell’orientamento scolastico e nell’alternanza tra la scuola e il lavoro, rimettendo al centro del progetto formativo gli istituti professionali che in passato sono stati determinanti nel favorire lo sviluppo del Paese. Tanto che per paradosso nonostante la crisi e i problemi generali che attanagliano l’artigianato, moltissimi imprenditori da tempo segnalano la difficoltà a trovare personale disposto ad avvicinarsi a questo mondo. 

Parrucchieri, estetiste, gelatieri e pizzerie per asporto e informatici sono in controtendenza

Non tutti i settori sono in crisi vocazionale. Quelli del benessere e dell’informatica presentano dati in controtendenza. Nel primo, ad esempio, si continua a registrare un costante aumento degli acconciatori, degli estetisti e dei tatuatori. Nell'informatica sono in decisa espansione i sistemisti, gli addetti al web marketing, i video maker e gli esperti in social media. Buoni dati di crescita anche nel comparto dell’alimentare, con risultati significativamente positivi per le gelaterie, le gastronomie e le pizzerie per asporto ubicate, in particolare, nelle città ad alta vocazione turistica.

Confartigianato plaude all’iniziativa della Regione Liguria che prevede un contributo per chi apre un’attività nei comuni al di sotto dei 2.000 abitanti

I piccoli negozi e le botteghe giocano un ruolo fondamentale nei centri storici, nelle piccole comunità e nei borghi, veri e propri presidi, che contribuiscono all'identità culturale, all'economia locale e al mantenimento del patrimonio storico. Basti pensare ai tanti esempi della nostra Val di Vara e Val di Magra. Per questo Confartigianato plaude all’iniziativa della Regione Liguria che istituisce un contributo di 300,00 euro mensili per 5 anni, per coloro che aprono un’attività nei centri al di sotto dei 2.000 abitanti. Misura che potrebbe essere promosso e ampliata anche a livello nazionale.  

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