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La Cassazione: la formazione “domestica” e “fai da te” non ha valore

23 Giugno 2017
Una sentenza del mese scorso della Suprema Corte (Cassazione Civile, Sezione Lavoro, 18 Maggio 2017 n.12561) ha, ancora una volta, riaffermato il principio secondo cui “se è vero che la effettiva formazione è costituita da una pluralità di momenti e da un insieme di obblighi che si integrano, rappresentando piuttosto un processo formativo; non è vero tuttavia che esista un modello di formazione domestica, fai da te, alternativa a quella prevista dalla legge nella sua scansione dinamica e funzionale.”
"Questo perché - chiarisce la Cassazione - il modello legale di formazione “è un modello di prevenzione ineludibile, che non è rimesso alla discrezionalità del datore; tanto più quando si tratta di formazione all’utilizzo di mezzi pericolosi, come i carriponte; e che non può essere sostituito dall’addestramento con affiancamento sul campo: senz’altro utile ma non alternativo alla informazione o alla formazione; come peraltro riconosciuto, più volte dalla giurisprudenza (Cass.pen. 20272/2006).”
 
La formazione, l’informazione e l’addestramento sono “momenti diversi; essendo anche logicamente evidente che non possa esservi addestramento all’uso sicuro della mansione senza una preliminare attività di informazione e formazione”.
La sentenza sottolinea che “va pertanto riaffermato anzitutto che la formazione […] deve avvenire in occasione dell’adibizione alle attrezzature di lavoro e deve essere periodicamente ripetuta in relazione all’evoluzione dei rischi ovvero all’insorgenza di nuovi rischi; essa deve essere sufficiente ed adeguata e deve avvenire durante l’orario di lavoro, in collaborazione con gli organismi paritetici…”.
 
Il principio per cui l’affiancamento, il bagaglio di conoscenze pregresse e la socializzazione delle esperienze non si identificano con la formazione e non possono sostituirla era stato affermato già nel 2014 anche da un'altra sentenza della Cassazione.
In materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, è certamente vero che una formazione adeguata prevede anche la conoscenza delle esperienze professionali maturate da altri lavoratori; questa non può esaurire l’attività di formazione e va necessariamente inserita all’interno di un percorso di addestramento che, per garantire il raggiungimento degli obiettivi sostanziali e non la mera osservanza formale degli obblighi di Legge, deve prevedere anche dei momenti di verifica dei risultati.
Adempimenti puramente formali e la rapida ed approssimativa informazione data da un lavoratore esperto al lavoratore privo delle necessarie nozioni non può essere considerata un'attività di formazione.
Questo è ancora più evidente per l'utilizzo di macchine complesse, quando le attività devono essere riservate a personale con elevata specializzazione: gli obblighi di Legge non si esauriscono quindi nell’informazione e nell’addestramento sui rischi derivanti dall’utilizzo del macchinario o dell'attrezzatura ma devono tener conto anche dei rischi derivanti dalla diretta esecuzione delle operazioni.
 

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