• Pasticceria F.lli Montebello - Via Canaletto ,19 - Castelnuovo Magra (Sp)
  • Le Firme In - P.zza Concordia, 57 – La Spezia
  • Gelateria Riccardo - Via Manzoni, 26 -La Spezia
  • Carrozzeria Esteticar - Via del Canaletto, 239 - La Spezia
  • Pasticceria Gemmi - Via Mazzini - Sarzana (SP)
  • Enoteca di Via dei Mille .- La Spezia
  • Calzolaio Carlo Panegos – Via Malaspina, 35 – La Spezia
  • Pasticceria Giubea - Via Cigala, 28 - Sarzana
  • incontro
  • Bar Caffetteria Butterfly – V.le Italia, 440 – La Spezia
  • Pannucio Tende
  • Michelangelo Mancuso - Via Del Prione, 297 - La Spezia
  • Gelateria Nina – V.le Italia, 617 – La Spezia

Confartigianato festeggia il “Tax freedom day”. Paolo Figoli (Confartigianato): “I primi 5 mesi di lavoro di ciascun imprenditore sono dedicati allo Stato”

29 Maggio 2018

Oltre a commemorare la Festa della Repubblica, il 2 giugno per le piccole imprese è il giorno della “liberazione”, ma della liberazione fiscale.

Confartigianato La Spezia che da anni si batte al fianco dei piccoli imprenditori contro gli eccessi della burocrazia e per un fisco equo e sostenibile oggi ha organizzato alla presenza della giunta esecutiva e dei presidenti di categoria una sarcastica “festa” per il tanto sospirato “Tax freedom day”. La data è stata anticipata perché il 2 giugno si commemora anche la Festa della Repubblica.

Una grossa meringata, realizzata dalla Pasticceria Bezzi campeggiata dalla scritta Tax freedom day è stata tagliata dal Presidente provinciale di Confartigianato, Paolo Figoli e dal direttore Giuseppe Menchelli.

Erano Presenti: Roberto Bezzi (pasticceria), Mario Novelli (Navalmeccanica), Matteo Micheloni (Legno e Giovani Imprenditori), Armando Mariani (Ascensori), Roberto Zampollini (Nautica), Ivano Cappelli (Noleggi con conducente), Paolo Attilio Garbini (Edilizia), Manlio Faridone (Impiantistica), Elena Pierozzi (Tipografia), Anna Alfano (Energie Rinnovabili), Alberto Andreani (Fotografia), Daniele Da Costa (Taxi), Mauro Strata e Antonino Ruggieri (membri di giunta), Lorenzo Mazzini (Agenti di Commercio), Roberto Ambrosinim (Alimentaristi), Stefano Ciliento (Autotrasporto), Paola Orsolon (Restauro).

“Dopo 5 mesi dall’inizio del 2018 (pari a 152 giorni lavorativi) – spiega Giuseppe Menchelli, direttore della Confartigianato - gli imprenditori avranno assolto tutti gli obblighi fiscali dell’anno (Irpef, accise, Imu, Tasi, Iva, Tari, addizionali varie, Irap, Ires, etc.) e dal 2 giugno potranno finalmente iniziare a guadagnare per loro stessi e per le proprie famiglie”.

“Lavorare 5 mesi su 12 per lo Stato – spiega Paolo Figoli, Presidente di Confartigianato La Spezia – mostra in maniera evidente quanto sia eccessivo il peso del fisco in Italia. Al netto dell’economia sommersa, sui contribuenti fedeli al fisco grava una pressione fiscale reale che sfiora il 50%, un carico che non ha pari in tutta Europa”.

Si festeggia il 2 giugno perché l'Ufficio Studi della CGIA, la Confartigianato di Mestre, prendendo in esame la stima del Pil nazionale di quest’anno l’ha suddiviso per 365 giorni, ottenendo così un dato medio giornaliero. Successivamente, ha considerato le previsioni di gettito dei contributi previdenziali, delle imposte e delle tasse che i percettori di reddito verseranno nel 2018 e le ha rapportate al Pil giornaliero. Il risultato di questa operazione astratta ha consentito di calcolare il “giorno di liberazione fiscale” di quest’anno.

Se confrontiamo i dati con l'Europa, nel 2016 (ultimo anno in cui è possibile effettuare una comparazione con i paesi Ue) i contribuenti italiani hanno lavorato per il fisco fino al 2 giugno (154 giorni lavorativi), vale a dire 4 giorni in più rispetto alla media registrata nei Paesi dell’area euro e 9 se, invece, il confronto è realizzato con la media dei 28 Paesi che compongono l’Unione europea.

Nel quadro di incertezza di questi giorni gli imprenditori di Confartigianato La Spezia chiedono interventi significativi, che non si limitino solo alla proroga degli incentivi e delle agevolazioni come quelli sulla ristrutturazione, per aiutare la ripresa ma che mirino davvero a riequilibrare il rapporto tra fisco e imprenditori, realizzando un fisco equo e giusto che non gravi sugli imprenditori onesti i mancati versamenti dei disonesti.

Resta il problema di recuperare 12,5 miliardi di euro per sterilizzare la clausola di salvaguardia, altrimenti dal 1 gennaio 2019 l'aliquota Iva del 10% salirà all'11,5% e quella attualmente al 22% si alzerà al 24,2%, una vera iattura per l'economia italiana.

Nonostante le innumerevoli promesse, infatti, la burocrazia fiscale non accenna ad allentarsi, ed anzi ogni anno il numero di scadenze fiscali per le micro e piccole imprese è destinato ad aumentare fino ad arrivare, in alcuni casi ad 89. In questi anni le scadenze sono aumentate mediamente di 4 unità.

Un'impresa artigiana (senza dipendenti) lungo i 12 mesi dell’anno dovrà pagare o inviare la propria documentazione 30 volte per onorare altrettante scadenze fiscali, un negozio commerciale (con 5 dipendenti) 78 e una piccola impresa industriale (con 50 dipendenti) ben 89 volte.
Senza contare gli adempimenti previsti dalla fatturazione elettronica (in vigore anche tra privati dal 1° gennaio 2019) e dal nuovo regolamento della Privacy (in vigore dal 25 maggio) che hanno portato e porteranno, almeno inizialmente, nuovi obblighi e nuovi costi per le piccole imprese.
I piccoli imprenditori delle molteplici categorie rappresentate da Confartigianato (edilizia, meccanica, turismo, autoriparazione, nautica, taxi, noleggi con conducente, impiantistica idraulica e elettrica, legno, autotrasporto, pubblici esercizi, agenti e rappresentanti, ecc.) e per loro gli intermediari fiscali e previdenziali: commercialisti e Caf, devono inviare all’Agenzia delle Entrate ed altri enti i dati delle liquidazioni Iva trimestrali e del cosiddetto spesometro, ovvero le fatture emesse/ricevute/registrate e le note di variazioni comprese le bollette doganali. Che si aggiungono alla dichiarazione dei redditi, dichiarazione Iva, studi di settore, accise, Imu, Tasi, Iva, Tari, addizionali varie, Irpef, Irap, Ires, etc.
Nel suo complesso la burocrazia che grava sul mondo delle piccole imprese costa, secondo i dati della Presidenza del Consiglio dei Ministri, quasi 31 miliardi di euro ogni anno. Per ciascuna piccola impresa si stima che il peso economico medio sia di circa 7.000 euro. Un peso che non possiamo più tollerare.
 

 

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