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E se la ciminiera dell'Enel fosse trasformata in una risorsa per la città? La proposta dell'Arch./imprenditore Michele Pasquarelli.

05 Giugno 2017

L'Arch. Michele Pasquarelli della Feral Srl azienda iscritta a Confartigianato ha presentato un'osservazione al PUC del Comune della Spezia proponendo la realizzazione di una torre/hotel dalla ciminiera dell'Enel. Pasquarelli spiega che entrando dalla Val di Magra percorrendo la via Aurelia e soprattutto il raccordo autostradale, appena usciti dalla galleria, la prima vista che si ha, è quella dell’area industriale. In lontananza si percepisce la presenza del mare anch’esso impiegato per scopi prevalentemente produttivi. Per recuperare le aree della centrale "Eugenio Montale" è necessario domandarsi cosa si potrebbe fare di un’area vasta in un paese come l’Italia, che si sta deindustrializzando. L'architetto-imprenditore non è interessato alla destinazione d’uso dell’intera area Enel, quanto piuttosto ad una infinitesima parte della sua superficie, ossia l’impronta della ciminiera. L’ultima rimasta dopo la demolizione dei primi anni duemila. Pasquarelli propone un'idea suggestiva, ossia quello di trasformare la ciminiera in torre. Una possibile ristrutturazione edilizia della ciminiera, cambiandone l’uso potrebbe farla diventare un elemento di riqualificazione urbana delle aree industriali di Melara e Vallegrande. La ciminiera, che d’ora in poi Pasquarelli chiamerà torre, è alta circa 220 metri con un diametro esterno all’estremità superiore di circa 8,5ml. Le dimensioni architettoniche del diametro superiore ci permettono di affermare la possibilità della realizzazione di una struttura ad albero con il fusto, costituito dall’attuale ciminiera e parti a sbalzo che consentano di avere superficie utile. Alla massima altezza si offrirà all’utente una rara vista a 360° del territorio dal Golfo dei Poeti, dalla Val di Magra alla costa Tirrenica, con punto di vista che non sarà quello delle colline a cui siamo abituati, ma dal centro del Golfo verso l’esterno. Per quanto concerne l’uso, andrà valutato l'interesse e l'eventuale realizzazione; è veramente suggestivo pensare di dormire a 180 metri di altezza, svegliarsi ed affacciarsi sul golfo al levare del sole, così come lo sarebbe di notte, cenare affacciandosi sulle luci della città e della costa tirrenica. In uno Stato come l’Italia, in epoca medievale non ancora nazione, le nobili famiglie facevano la corsa a realizzare la torre più alta per affermare il proprio status. Oggi non si fanno più torri fatto salvo per qualche rara eccezione. Pasquarelli evidenzia l’eccezionalità e la rarità di poter avere una torre sul mare in Italia, una torre da 220 metri di altezza. Per queste ragioni, nell’analisi dello strumento del PUC adottato, in questo tempo di osservazioni, l'Arch. Pasquarelli propone una riflessione che non porti all’abbattimento della torre considerandola un mero e superfluo residuo industriale, ma che sia considerata alla stregua di una risorsa.

 

(Per ulteriori approfondimenti si veda articolo apparso sul Secolo XIX venerdì 2 giugno 2017)

 

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